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lunedì 26 dicembre 2011

Un idea di fondo

Prima della mia “fuga” in lapponia ho svolto per qualche tempo la professione di guida ambientale escursionista nel Parco Naturale della Val’ d’O rcia. 

L’ andar per via non è l’ attività preferita da noi italiani. Si certo, la natura incontaminata, il picnic fuori porta, il barbecue soddisfano la nostra voglia di isolarsi per un pò dal caos quotidiano. Ma siamo anche quelli dell’ avanti c’è posto” e qualsiasi sforzo che vada al di là delle normali azioni quotidiane diviene un a fatica insopportabile. Già, come non essere d’ accordo. Fare i famosi due passi a piedi e per giunta pagando è qualcosa che a noi italiani non va proprio giù. Forse riusciamo a convincerli indorandogli la pillola con titoli evocativi quali “ passeggiate gastronomiche” . “Tour dei vini“ dove l’ assaggio è gratis naturalmente! 

Fare la guida quindi, almeno quella ambientale non è particolarmente remunerativa e se non fosse per quei tre o quattro malcapitati stranieri si potrebbe davvero chiudere i battenti. Come tutte le professioni per lavorare come guida ambientale è pressochè arduo ; bisogna associarsi a tizio e caio e se vuoi fare l'autodidatta diventando libero professionista, pria di guadagnare devi metterti in testa di pagare. Gli iter burocratici in Italia sono lunghissimi e alla fine ti passa pure la voglia e l' entusiasmo.


L' alternativa per me, è stata quella di emigrare. Fare esperienze con altre culture, seguire chi come me aspirarava ad altro. Spagna, Inghilterra, Austria, Svezia. Ho imparato cos'è la disciplina, la professionalità , la passione per il lavoro, per la natura ,e sopratutto trasmettere agli altri nuovi orizzonti a cui guardare.

Così a poco a poco a fianco della profesione di guida ambientale ho acquisito nuove conoscenze.  Non avevo particolari attitudini per lo sport e né per cosi dire provenivo da una famiglia agiata dove tennis, equitazione, golf, e una puntatina a Cortina di tanto ti introducevano nel mondo delle tute firmate e degli occhiali a specchio. 

Provenivo da una famiglia normale , figlia di impiegati dove al massimo potevo permettermi una nuotata due volte a settimana nella piscina comunale.

 

E dopo una vita quasi “normale” la rivelazione : Lo sci di fondo. 



Sono stata un anno in Austria a Seefeld a 20km da Innsbruck dove ho fatto dei corsi e ho conseguito il brevetto. 
All’ inizio direi un po’ traumatico, quando ad es in uno scatto di rabbia ho preso il primo paio di sci di fondo che mi capitava per le mani e mi sono lanciata per un percorso impervio senza pensare di “ sciolinare” cioè di mettere uno strato di cera sotto gli sci prima di partire. Conseguenze traumatiche poiché senza cera lo sci non aderisce al terreno ed è impossibile andare avanti , si scivola troppo e le cadute sono inevitabili. Insomma , durante quel periodo avevo sciato ovunque - in Innsbruck, Seefeld, Lautach -  e facevo persino la collezione dei punti per guadagnarmi la medaglia di bronzo che gli uffici turistici regalavano una volta accumulato un tot di  km sulle piste.  



Per un italiano lo sci di fondo è roba da “schiappe” di quelli “vorrei sciare, ma non posso “. Per i benpensanti ignoranti fare fondo è sinonimo di sfigati non paragonabili alle grandi emozioni ben più tangibili e alla moda dello sci alpino. 
Ho avuto molti clienti  italiani in Svezia che venivano a fare fondo ma sempre con l' anatema degli amici o dei colleghi di lavoro -  ma dove andate? siete matti? a fare fondo,che scemi "

Mi viene da ridere a pensare quanto siamo ridicoli e quanto tutto questo indichi menti piccole e retrogradi. Lo sci di fondo in Svezia è sport nazionale, quasi una ragione di vita. Nel corso degli anni ho avuto il privilegio di conoscere grandi nomi dello sci di fondo Svedese e Norvegese ed è bellissimo e commovente partecipare ai loro allenamenti, alla fatica e allo stesso tempo alla bellezza di questa disciplina. In Italia è uno sport minore, che vale meno che zero, che peccato !! 





Il mio più grande desiderio era quello di portare la nostra nazionale ad allenarsi qui. Ma  non è stato possibile fare nulla. Burocrazia e politica non lasciavano e non lasciano  alternative. 


Una volta imparate le tre o quattro regole fondamentali il fondo è un esperienza fantastica, ti consente una full immersion nella natura , divieni come parte di essa . Senza contare che per le signore e  signorine è un ottimo sistema per risollevare le sorti del sederino e di altri annessi - esigenza – mi sembra -  prioritaria nel mondo reale. 



Quando il Forbes chiama...

Il Forbes, una delle riviste più prestigiose e glamour americane ha recentemente invitato ad indicare attraverso il loro sito tutti gli under 30 che per capacità, idee e intraprendenza potrebbero  fare la storia.

L' articolo di Luca de Biase, in proposito  - apparso il 21 dicembre 2011 - sul Corriere della Sera appare illuminante :
""Per trovare i giovani, Forbes ha aperto tempo fa uno spazio per nomination sul suo sito e sui social network. E ha organizzato 12 panel di esperti per 12 settori di attività per valutare le candidature. Una classifica finale sarà pubblicata dalla rivista in formato cartaceo nei prossimi mesi.
I settori prescelti sono: arte & design, energia, spettacolo, finanza, alimentazione, legge & politica, media, musica, immobiliare, scienza, social media, tecnologia. Come ogni classificazione del genere è arbitraria: perché media è diverso da social media? perché spettacolo è diverso da musica? perché immobiliare interessa tanto quanto scienza? Vabbè. Queste classifiche, appunto, sono sempre arbitrarie.
Sulla base delle segnalazioni dei lettori di Forbes, in stragrande maggioranza americani, e dei panel scelti dalla redazione americana della rivista, sono arrivati alla pubblicazione preliminare sul web circa 360 giovani, quasi tutti americani o che lavorano in America. Ci sono alcuni britannici, un paio di francesi, una russa, altre persone che non sono nate negli Stati Uniti (in Cina e in India per esempio). Ma bisogna ammettere che salvo minime eccezioni i giovani che hanno una storia e che faranno la storia, secondo Forbes, lavorano negli Stati Uniti.
Questo non esclude solo i cinesi che lavorano in Cina o i giapponesi, i tedeschi, i brasiliani che fanno la storia nei loro rispettivi paesi. Ma anche gli italiani. Dalla Francia e dalla Russia, comunque, qualcosa è arrivato. Non da molti altri paesi.
Se ne deduce che non ci sono stati italiani che hanno avuto voglia di segnalare a Forbes il nome di un giovane italiano in gamba. D'altra parte, Forbes in Italia non è letta in modo diffusissimo. Si può immaginare che se avrà una certa presa, questa classifica alla sua prima edizione potrà convincere gli italiani, nei prossimi anni, a segnalarsi e a segnalare giovani italiani meritevoli di attenzione. Quando da tutti i paesi arriveranno segnalazioni, comincerà una vera competizione: in quel caso ce la faranno gli italiani?"

Ecco, a me non ha segnalato nessuno :) e non so se farò la storia
ma almeno ci sto provando e sono italiana.

http://www.forbes.com/sites/robertobonzio/2011/12/20/tourism-entrepreneur-in-lapland-thanks-to-the-web/


venerdì 23 dicembre 2011

La magia del Natale



La neve, bianca, fresca, farinosa scendeva lentamente ogni notte.


C’era  una strada secondaria proprio dietro 
casa. E’ da li che con la tavola dello snowboard ci piaceva serfare  fino a valle rompendo con le nostre grida il silenzio della notte. Intorno piccole casine residenziali, illuminate da piccole luci proprio come nelle  favole per bambini. 
La notte, in Svezia non è poi così minacciosa. Le finestre delle casesono grandi, generose, accoglienti..I davanzali  sono adornati di passamanerie, candele, ninnoli e licheni essiccati per tenere lontana  l' umidità.  Con l’ arrivo delle festività, sulle finestre si depongono dei candelabri  a sette luci, per celebrare l’ Avvento.


Per strada,  nella penombra delle case illuminate,  è facile intravedere caprioli, daini  che escono  in avanscoperta . Di solito sono gruppetti di  4 – 6  esemplari che silenziosamente si avvicinano alle case.

I vicini lasciano   sempre del foraggio a disposizione per aiutare gli animali nel periodo invernale. 


 Più volte, grazie ad uno stratagemma avevo sorpreso gli animali vicino alle mie finestre e non erano sempre daini.  Per osservarli da vicino avevo fissato una lenza tra due paletti e legato la sua estremità ad una forbice che penzolava all' interno della finestra. Ogni qual volta un animale avesse urtato la lenza la forbice avrebbe funzionato come un campanello d' allarme sbattendo sugli stipiti. Così , quasi ogni notte assistevo al passaggio di daini, cervi, lepri artiche  e una volta mi ritrovai  a faccia a faccia con una volpe enorme che sobbalzò anche lei alla mia vista  e si ritirò nel bosco.

La   sera,c’era  poco da fare. Non c' era nè   Santoro nè Ballarò ad inquietare gli animi  - le uniche incursioni erano quelle degli  gli animali che di notte uscivano  dal bosco   perdendosi  nel buio.

E’ proprio in una notte di quelle  - complice  la neve soffice appena caduta ed una splendida luna - che con lo snowboard  decidemmo   con  alcuni amici  di uscire  a divertirci nella neve fresca.. Passare dall’ Hotel abbandonato -chiamato dai locali ,ghost hotel avrebbe richiesto  un bel coraggio.  Un enorme- casermone.,   con piu di 80 camere chiuso da anni. sovrastava la strada. Ci imponemmo di non guardare attraverso le finestre illuminata dalla luna piena , nessuno di noi aveva in tenzioni di scorgervi  fantasmi o figure sinistre. E figuriamoci se ci avremmo provato !  Ben intenzionati a scivolare giù con lo snoboard sotto il sedere non vedevamo l' ora di prendere velocità.

Alla fine della strada ci accorgemmo che un  gruppetto di persone era radunato intorno ad una piccola casetta di legno . Aveva un piccolo lume centrale. Stavano allestendo la casa del Tomte e da quella sera  gli avrebbero portato da mangiare fino alla fine delle festività natalizie. Vedete, anche la Svezia ha i suoi nani. :)
Questo piccolo gnomoè il protagonista delle notti di Natale. Nella tradizione svedese è amico di tutti i contadini fino a prova contraria.

Ogni fattore ha bisogno di un tomte che protegga gli animali della fattoria che si occupi del foraggio e che dia benessere alla famiglia del fattore, Il tomte pretende poco in cambio. Un po di porridge  ogni sera accompagnato da burro a volontà. Il tomte di solito dorme accanto agli animali , nelle stalle, nell’ aia e sorveglia l’ andamento della fattoria. Se è necessario, nelle notti boreali, il tomte ruba dagli altri vicini un po di cibo per riempire  le mangiatoie degli animali.
 Ma la sua ira è terribile. Se gli manchi di rispetto e non gli dai da mangiare si allontana ed abbandona il fattore e la fattoria al suo destino. E' un tipetto irascibile, permaloso e per un nonnulla va su tutte le furie. Si racconta che la figlia del fattore una volta nascose il burro per fargli uno scherzo.  Il tomte alarmato mise a ferro e fuoco la fattoria, tutti gli animali scapparono dalla paura e il fattore cadde in rovina. Solo dopo pressanti suppliche, scuse e doppie dosi di burro che  il fattore ebbe di nuovo la protezione e  l' affetto del tomte  e la famiglia continuò a vivere felice.
C'è poco da scherzare. Gli svedesi, come i norvegesi che vivono nelle zone rurali, mntengono questa tradizione  e grandi e piccoli non mancano ogni sera di portare fuori nella casa del tomte un po di cibo affinchè sorvegli la casa e i suoi abitatori.
All' indomani della scoperta notturna anche io decisi di costruirmi un piccolo tomte da mettere sulla finestra  Non si sa mai è meglio seguire le tradizioni ed ingraziarsi gli spiritelli.


lunedì 12 dicembre 2011

Come la neve

La neve attutisce i rumori. Spesso cade in piena notte ed è il momento più bello. Attraverso i vetri la vedi scendere piano piano e non importa l’ ora vorresti subito correre  giù e calpestare per primo quel soffice manto.  La neve ricopre gli alberi, i tetti , le strade. Ricopre persino quei casermoni brutti laggiù che vorremmo togliere e non vedere mai più.  Ricopre i monumenti anneriti dallo smog e la spazzatura che orla  i bordi delle strade e che molti gettano via con noncuranza. Bottiglie di plastica, di vetro , fazzoletti , cicche di sigaretta , preservativi . Un ordinaria inciviltà che non accenna ad arrestarsi. Ricopre i cumuli di immondizia frutto di decenni di speculazione, ricopre scorie pericolose e residui di fabbriche poste accanto alle falde acquifere per avvelenare gente ignara.  Molti sanno ma nessuno infondo vuole vedere – mors  tua  vita mea -   
e la neve scende.
La neve scende  ad allietare i bambini, gli unici  che la amano davvero. Giocano  con le facce rubiconde e i nasini arrossati e non sembrano avere freddo. Anche gli adulti si lasciano andare e con la scusa di far giocare i ragazzini si divertono pure loro. E la neve scende. Per imbiancare anche le nostre coscienze. A Natale si diventa più buoni  e la neve ci riporta a tanto tempo fa quando eravamo piccoli. Ciascuno di noi ha un momenti  particolare da ricordare, un gesto, un profumo, un regalo. Forse eravamo più felici perché non c’ erano miriadi di cose come adesso.

Il periodo di Natale è quello più bello ed è anche il momento che la neve fa la sua comparsa. Dovrebbe.

Un tempo  quando l’ inverno si poteva definire tale, sciarpe , cappelli , guanti avevano ragione di esistere. Ci si vestiva bene bene  e ci piaceva un sacco  fare lunghe passeggiate. Adesso siamo forse più fiacchi, pigri e anche il tempo non ha più voglia di fare il suo corso. I negozi sono stracolmi di pesanti vestiti invernali. Grosse sciarpe, cappelloni, giubbotti imbottiti ci avvolgono come mummie. Ma per andare dove? Vi assicuro che nemmeno nei paesi nordici ci si veste così. Abbiamo perso anche il senso della misura Passeggiando per le strade cittadine si vede molte persone  indossare stivali con il pelo e intabarrati in sciarpone con temperature quasi primaverili. Se si schiatta di caldo poco importa . Lo stivale da 200 euro va comunque mostrato.

Nel paese dove vivo da  quasi 8 anni la neve permea le cose per 265 giorni l' anno. Appena la neve si raccoglie per le strade e si sporca  ecco che un altro manto di neve ricopre quello c' era prima e così via,   strato dopo strato,  giorno  dopo giorno . Nel territorio dei Sami , dove pascolano le renne i pastori appendono delle strisce di stoffa colorata per evidenziare il passaggio delle renne ed avvertire gli automobilisti in transito.  In queste distese aperte questi piccoli pezzeti di stoffa svettano sul manto innevato rompendo la monotonia del grigiore perenne.
A ben guardare è possibile avvistare qualche renna mentre con tutto il muso e aiutandosi con le corna cerca di scavare sotto la neve per trovare i licheni il  loro cibo preferito. E così che in queste giornate di neve e di vento è più facile uscire fuori che stare a guardare da dietro le finestre. Pochi km da casa e puoi persino tentare con gli sci ai piedi di raggiungere questi timidi animali, di toccarli e incominciare  credere  di essere veramente nella terra delle fiabe.












mercoledì 7 dicembre 2011

Zenzero e cannella

 Le notti artiche sono magiche , luminose. La luna si riflette sul lago ghiacciato e nell’ aria c’è polvere di stelle. Tutto luccica e ci prepariamo al Natale.
Gli animali protetti dall’ oscurità escono dalle foreste e i tomte, gli gnomi della scandinavia , illuminano loro la strada. Mettiamo un po’ di cibo fuori,, del foraggio per i daini e per le renne che a passo felpato lasciano tracce sulle neve fresca e si aggirano guardinghi in cerca di qualcosa da mangiare. La tentazione di uscire è forte, i bambini scalpitano.Zenzero e cannella sono nell’ aria. La farina è ovunque. I bimbi si imbrattano in cucina e io con loro. Impastiamo la farina, giochiamo con le perline colorate per le decorazioni. Costruiamo le capanne e i cuoricini di pastafrolla al sapore di spezie che decoreranno le nostre case. Difficile resistere alla tentazione di non addentare i fragranti biscotti di cioccolata che sono messi a raffreddare sull’ enorme tavolo della cucina.
I bambini svedesi sono belli con le guance tornite , le labbra rosse vermiglio e i capelli biondi e lucenti come fili di seta. Si dipingono la faccia di cioccolato , di melassa,portano i cappellini rossi con il ponpon per festeggiare l’ arrivo di babbo natale. Mi guardo intorno con meraviglia imbrattandomi anche io di farina e cioccolato per meglio immedesimarmi tra di loro.E’ la vigilia di natale più dolce che abbia mai vissuto.
Lascio i bambini giocare, Ann Sofi la più grandicella dei 3 fratellini mi vieni incontro, mi abbraccia. Non ci capiamo, entrambe parliamo lingue diverse. Sembra febbricitante dall’ eccitazione per l’ arrivo di babbo natale ha i capelli scarmigliati le gote rosso fuoco. Vuole essere presa in braccio mi indica la finestra, vuole vedere se lui è arrivato.

La neve continua a scendere ormai ininterrottamente da due giorni. Un manto bianco ha permeato colline e valli, gli alberi si curvano per il peso e di notte enormi ammassi di neve si abbattono fragorosi al suolo svegliandoci. La bambina chiude gli occhi sta dormendo e mentre l’ accarezzo penso alla mia casa. Come è lontana Terre, ghiaccio, foreste, ponti, autostrade mi separarono da lei. Quest’anno la mia vigilia di natale è diversa , non ci sono vestiti da indossare per la festa , non ci sono tavole da imbandire, vuoti da riempire con insulsi regali fatti tanto per fare e convenevoli da elargire come scatole di cioccolatini. Non dovrò fare finta di divertirmi e stupirmi per cose già riviste o scontate.
Con questa atmosfera magica e ben lontana dalla quotidianità delle città mi aspetterei davvero di vedere da un momento all’ altro il vecchio signore con la barba bianca che lascia i suoi doni davanti alla casa. Guardo Ann sofi che sta dormendo come un angelo. Beati i bambini, forse lei a quest’ ora avrà già incontrato un popolo di gnomi, troll e fate pronti ad assecondare i suoi desideri.
Ci sono alcune casette in lontananza, le luci accese, le grandi finestre illuminate da tante candele, c’è un focolare e la gente festeggia. E’ un natale composto, senza sfarzi ma non per questo meno intenso e profondo.

Alcuni attendono la carrozza trainata dai cavalli per assistere alla santa messa nella chiesa del paese. Il freddo da queste parti non sembra essere uno ostacolo. La gente indossa calde pellicce, di quella di una volta senza bottoni ma con un'unica stringa rossa che li avvolge completamente. Portano anche i bambini avvolti in pelle di renna e li seguo perdersi nella notte mentre vengo richiamata dalle risate dei bimbi seduti per terra che mi chiamano per giocare ancora con loro.


martedì 6 dicembre 2011

Lapponia chiama Città Eterna

« Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere. » Stendhal

Per chi come me non è mai vissuto in una grande città e non conosce lo stress e la fatica di vivere nel traffico e nelle code, una gita nella capitale ha il sapore del nuovo e del divertimento.
Viaggiare in taxi è la cosa che preferisco. I nomi sono quanto mai appropriati ; orso 22, lupo66, alce 24. Davvero ! E’ sempre così. Una volta un tassista mi disse : Scommetto che viene dal Nord? Si , gli risposi… dal circolo polare artico!! Ah.. non da Milano.. e cosa fa?.. guido le slitte trainate dai cani … le reazioni a questa risposta sono le più disparate.. molti non sanno bene se si trovano davanti ad una squilibrata o se al contrario faccio sul serio. L’ effetto sorpresa funziona sempre e lo sconto sulla corsa è assicurato.
La cosa più sorprendente della capitale è che ad ogni angolo ti trovi davanti a monumenti di rara bellezza ad un tripudio di statue, palazzi antichi e bellissimi . Soffro ogni volta di una specie di “sindrome di Standhal, quel particolare stato d’ animo , che si manifesta di fronte ad opere d’ arte . Ti senti a disagio e non sai bene se rimanere o fuggire a gambe levate. Penso a Edith Warton, a Henry James a Hawthorne, tutti americani, senza passato, il cui impatto con la città eterna , con i monumenti la sua storia sconvolge e lascia interdetti.
A parte queste considerazioni di stampo romantico ,devo ammettere che l’ asse Lapponia – Roma ha qualcosa di sconvolgente. Come è naturale che sia.
Nell’ ottica lappone , questa corsa sfrenata al regalo a tutti i costi, questo pellegrinaggio da un negozio all’ altro, questo assalto morboso agli scaffali pieni di vestiti, accessori, cibi , dolci , suona molto strano. Si diventa bulimici senza saperlo. Un tipo di bulimia che riempe vuoti , colma spazi , si torna a casa con il portafoglio alleggerito ma con il cuore che ti dice che in realtà non te ne frega niente e che vorresti essere a 1000 km di distanzaPresa “in ostaggio” da una mia cara amica , la settimana di shopping nella capitale mi ha messo a dura prova. Non solo perché la mia carta di credito rilascia al massimo scontrini con un saldo pari a zero ma anche perché il ritmo frenetico della città è insostenibile. I negozi straripano di tutto, di gente, di merci. Tutto uguale, tutto in serie. Il tipico, l’ originale non esiste più. Consumo dei pasti frettolosi all’ impiedi , 16 euro per una cotoletta con patate accanto ad una ragazza dall’ aria sconvolta che dice di lavorare come precaria in uno studio di architettura. Dice che viene dalla campagna, dalla Puglia , dove ancora ci si siede a tavola, si pranza regolare . Le manca la natura, il verde, le campane del paese. All’ uscita, una troupe televisiva mi segue e una bella ragazza impellicciata e con due dita di make up mi dice se acconsento ad un intervista. Cercavano qualcuno che fosse toro o sagittario, peccato gli dico sono della bilancia. Scappano via accalappiando altri ignari che sperano nella buona stella e perché no avere un attimo di notorietà.
Nessuno fa più caso a nulla. Mendicanti ti fermano continuamente per strada, altri ti invitano a comprare delle rose, degli accendini. Cresce la diffidenza, la paura dell’ altro, che ti rubi, ti faccia perdere tempo, ti venda qualcosa. Mi fermo a comprare il biglietto del treno alle macchinette, non mi prende le 10 euro, forse sono un po’ stropicciate. Chiedo al mio vicino, che sta facendo la stessa cosa se ha altre 10 euro o due pezzi da 5. Mi guarda con aria scocciata, infastidita e mi risponde un brusco no. Poi ci ripensa, forse si è detto massì non sarà l’ ennesima truffaldina e mi dice,aspetti aspetti guardo nel portafogli e tira fuori due pezzi da 5 con il sorriso. Ci sentiamo entrambi sollevati e ci salutiamo con un cordiale buona giornata. Per dire…. Se si allenta la tensione ci si accorge che in fondo tutti ma dico tutti cerchiamo la stessa cosa. La seta di amore e di affetto è ricercata a qualsiasi latitudine e dei giorni particolari come il Natale rendono particolarmente sensibile questo argomento. Il guaio è che preso dal vortice degli eventi ti dimentichi inconsapevolmente che siamo a Natale. TI dicono auguri e ti dici, ma di cosa non è il mio compleanno !!


In lapponia invece ci sono i Tomte, gli gnomi protettori delle famiglie dei contadini. A pochi metri da casa anche io ne ho uno. Se ne sta dritto in piedi davanti a una piccola casetta e vigila sul benestare dei suoi abitanti. Secondo la tradizione tutti dovrebbero avere un tomte. Lui , protegge la tua casa, sorveglia gli animali nelle stalle . E poi ogni casa che si rispetti deve avere lo Julbock ovvero la capra del Dio Thor . Un Dio che solca i cieli con la sua slitta trainata da capre per proteggere il mondo dai cattivi.
Le finestre delle casette sono illuminate per tutta la notte con una sorta di candelabri di legno rosso dipinti a mano . Celebrano l’ avvento e rimarranno accese per tutto il periodo natalizio.
I due negozi di alimentari sono ricolmi di dolci Natalizi. Biscotti allo zenzero, brioche allo zafferano e maritozzi con la panna con un cuore di marzapane. Vendono pure un kit per costruire casette mangiabili di biscotto friabile, con tutti gli accessori per fare finestre, porte , mobili…il tetto si può fare con i mars. Ogni anno, come ogni modellino “ikea” che si rispetti non riesco mai a montare le finestre e quindi le mangio per prime per non rovinare ulteriormente l armonia della casetta. Il tetto mi crolla quasi sempre, forse ci metto troppe tegole e troppa glassa.
Il giorno di natale si va in slitta , tempo permettendo. La riserva del Rogen è a soli 10 km. Si preparano due slitte e ci avvolgiamo con coperte e calde pellicce di renna. I cani vogliono partire, non è prudente girargli intorno, sono troppo eccitati. L’ istinto alla corsa verso la libertà è troppo forte. Il loro abbaiare diventa assordante. Poi si toglie il fermo, la slitta comincia a muoversi e piano piano si sente solo lo scalpiccio dei cani sulla neve, il fruscio della slitta e il rumore del vento….
Che contrasto… mi è appena cascato l’ occhio su un libro appena uscito dal titolo : Negri, Froci, Giudei,.. l’ eterna guerra contro l’ altro… e penso con orrore l’ epoca che stiamo vivendo.
Penso ai miei animali, alla natura . alla neve, al mio mondo vestito di bianco che con una pennellata cancella ogni giorno le infamie . Apri la porta e non vedi altro che il bianco e il blu del cielo e ti senti in paradiso. Penso e ripenso che sono anche un “ animale sociale” e che tutto ha un prezzo.
La gita a Roma mi è piaciuta molta fin tanto che sono stata spettatrice. Bello rimettersi i panni della “femme fatale”, tacchi, trucco, borsa e scarpe alla moda. L’ ossessione della magrezza a tutti costi, del vestitino alla moda, di apparire bella e uguale alle altre . ma poi quando torno a casa alla sera e mi libero degli accessori ritorno sempre io e l’ io che mi porto dietro ha paura di ricadere nella trappola da cui credeva di essersi liberata qualche tempo fa.

Molto rumore per nulla

Fissavo i binari del treno e mi domandavo come era possibile che con tutto quel ghiaccio sopra, i treni non avessero smesso di funzionare. Il treno era partito da Oslo con un po’ di ritardo e dovevo fare un cambio di treno ed aspettare la coincidenza per Roros per arrivare alla mia destinazione finale. Il primo treno era un pò affollato a dire il vero. Belle facce, grandi , sorridenti. C’ era pure un gruppo di militari vestiti con la mimetica e il cartellino con le loro generalità in bella vista in un taschino dei pantaloni a metà coscia. Sono sempre felice di incontrare i militari sia gli uomini che le donne sono rigorosamente bellissimi, sembrano fatti con lo stampo , sono gentili e più volte incontrandoli mi avevano aiutato a portare i bagagli cosa che purtroppo non succede più in Italia. I cavalli sono rimasti senza cavalieri ormai.
Il riflesso del finestrino mi permetteva di osservare con occhi discreti le altre persone dello scompartimento. Una ragazza con il cane, un signore sulla sessantina e due signore che sembravano quasi gemelle. Trovo le donne norvegesi dotate di molto fascino non tanto per la bellezza ma quanto per la loro imponenza statuaria, una certa fierezza che le rende particolarmente interessanti. Chissà di che cosa parlottavano, il norvegese è proprio una lingua impenetrabile quasi gutturale. 
Ancora non era buio , a guardar bene sembrava quasi di poter toccare con la mano la luna gigante che sovrastava il cielo stellato. La sua luce era così intensa che rendeva la neve ancora più luminosa e brillante come in un paesaggio fiabesco. Ogni tanto si intravedeva qualche casetta sparsa nella notte illuminata e le finestrelle accese indicavano che qualche famiglia se ne stava di sicuro a guardate la tv davanti ad un bel caminetto. Sia le case norvegesi come quelle svedesi sono molto belle e sono sempre illuminate, le finestre sono enormi e non ricordano affatto le nostre,piccole , con gli scuri costruite non solo per ripararsi dalla luce ma anche per difendersi dagli sguardi indiscreti altrui. Mi sono sempre chiesta se questo fatto delle finestre enormi e della totale calma che circonda queste case non fosse un invenzione turistica. Mi spiego meglio, la mia naturale curiosità mi porta spesso a cercare cosa si nasconde dietro quelle enormi vetrate. Capite la tentazione è grande.. Ed invece vi dirò, non ci sono mai uomini , non so, che si fanno la barba, mamme che preparano da mangiare , figli che guardano la tv. Al contrario, tutto è sempre perfetto , la luce è accesa, la tv pure, la macchina è parcheggiata fuori casa, il gatto è acciambellato sulla finestra ma loro, gli umani, dove sono? Interrogativo inquietante che anche dopo 5 anni non sono riuscita a spiegare.
Finalmente ero arrivata ad Hamar una piccola stazione norvegese dove ci attendeva la coincidenza per Roros. Il piccolo treno aveva l’ aria di averne viste già abbastanza per quella giornata. Infatti era letteralmente ricoperto di neve e ghiaccio come se qualcuno lo avesse spruzzato con una bomboletta spray di quelle che si usa per carnevale. Il piccolo treno non era molto affollato, quella era l’ ultima corsa della sera. A circa due ore dalla partenza il capotreno annuncia qualcosa di totalmente incomprensibile per le mie orecchie. i passeggeri iniziarono a vestirsi velocemente. Un ragazzo in inglese mi disse che dovevamo scendere dal treno perché qualcosa impediva al treno di proseguire. Sgomenta e preoccupata infilai il cappello e con armi e bagali seguii il flusso. Un donnone enorme ,forse la moglie dello yeti pensai, ridendo sotto i baffi, si avvicinò esortandomi a caricare le valigie sulla sua vettura 9 posti, Non feci in tempo ad annuire che con una mano sollevo le due valige e il computer e le pose nel retro del furgoncino. Accidenti! Con le donne qui non si scherza. Una sberla di quelle sulla faccia avrebbe fatto fare il triplo salto mortale a chiunque.
Nel frattempo che sistemavamo i bagagli i due controllori con le torce illuminavano i binari alla ricerca di non so cosa. Ad un tratto due alci enormi si manifestarono dal nulla, se ne stavano ritti ed immobili illuminati dai fari del treno e delle torce . Sembravano come imbalsamati , solo le orecchie si muovevano impercettibilmente. Erano cosi vicine che potevamo facilmente vedere il loro manto unto e irto di peli spessi che luccicavano per effetto della brina. Nessuno si stupì, solo io facevo fatica a crederci domandandomi dove cavolo mi trovavo e se ero in preda di allucinazioni.
Il donnone con il taxi guidava velocemente , non ci sono autostrade da queste parti, sono tutte piccole , e ci sono tratti dove è difficile immaginare una presenza umana. Cullata dal brusio delle persone e dal calduccio che emanava il radiatore dietro le ginocchia mi abbandonai ad elucubrazioni degne di un trattato di filosofia.

Pensavo.. le abitudini. A casa, i termosifoni , il focolare familiare il buon cibo ti spediscono direttamente in zone di non ritorno dove ci si abbandona volentieri. Ed è difficile staccarsene. Sei come in un limbo, più mangi e più vorresti mangiare più ti copri e più ti senti freddo. Sei in un girone quasi infernale, non osi più. Segui il flusso e il reflusso direi di quell’ enorme massa di notizie , chiacchiere , rumori che ti investono come boomerang. Non produci più idee se non quelle degli altri, non produci più nulla di tuo se non la rabbia e il malcontento di vivere una stagione dove sembra non ci siano vie di uscita . Relazioni contorte, rapporti difficili. Niente è più chiaro. Si gioca ai misteriosi, ci si nasconde, si dice e non si dice, si appare ma non si è. Tutto è sempre avvolto nell’ alone della non chiarezza. Anche qui in fb. Vorrei ma non posso, dico ma non dico. L’ anonimato mi permette di costruirmi una nuova identità senza che i colleghi si accorgano.
Uffa dico io, la vita e le relazioni posso essere molto più semplici. Tutto è una grande fatica. Le donne giocano alle misteriose gli uomini è come se fossero appena sbarcati da un cargo battente bandiera liberiana .
SILENZIO
Di tanto in tanto un piccolo gruppo di lepri artiche faceva capolino dal bosco , mi domandavo se saremo mai arrivati, il cielo era rosa e gonfio di neve da un momento all’ altro potevamo trovare la strada sbarrata dalla troppo neve caduta nelle ore precedenti. Un ragazzo si fece scendere in un posto sperduto e inforcando una bicicletta fu inghiottito dalla notte . cercai di seguirlo con lo sguardo ma sparì in un baleno. Non c’è niente da Fare, pensavo guardando fuori- una volta qui le cose cambiano e ti rendi conto quanto tutto quell’ affannarsi , arrabbiarsi, imprecare tutto il giorno non serve assolutamente a nulla. La realtà a volte è molto più semplice.
Avevo ancora con me il quotidiano comprato a Roma. Tutto quel rumore per nulla, il caos, gli scandali. A guardar bene da lontano sembrava tutto un enorme teatrino . Il quello spazio ristretto seduta tra estranei in uno dei luoghi più desolati della Norvegia mi sono sentita per un attimo a casa. Quel bianco candido luccicante, il silenzio assoluto mi avevano infuso un vero senso di pace dopo tanto rumore. Tutto si cancella, tutto è più chiaro. Se non fosse per quel velo di malinconia che ogni tanto ti assale penseresti che il paradiso terrestre esiste davvero.

Qualcosa di pesante mi impediva di respirare. Il peso era tutto sul lato sinistro. Aprii gli occhi e vidi come un bottoncino marrone sovrastato da due occhioni verdi che giaceva a pochi centimetri dal mio viso. Non sono mai riuscita a capire chi diavolo gli aveva insegnato a mettersi in quella posizione. Ginger giaceva preciso con la testa sul cuscino come un umano e coperto quel che basta fino alla vita dalla coperta di lana. Ma tu guarda! Se non gli avessi intimato di scendere immediatamente sarebbe stato in quella posizione per tutto il resto del giorno. Altro che husky siberiano.


lunedì 5 dicembre 2011

Il mercante di stelle



A volte si ritorna bambini.E questa è la terra che ti permette di esserlo.
In tutte le favole c’è sempre una casa lontana nel bosco in cui si vorrebbe ritornare se si smarrisce la via. Qui, dove le fate e gli elfi dettano le regole, ti spogli di tutti quei clichè metropolitani universalmente riconosciuti, necessari ahimè,per essere codificati e capiti dagli altri. In terra di lapponia linguaggi e comportamenti si semplificano e l’ artificio non ha ragione di essere se non quello adoperato dai Sami per depistare le vendette del Dio Thor quando fende l’ aria con le sue slitte a caccia dei suoi nemici. Qui si scopre il silenzio, mi ero dimenticata questa dimensione,. Pensiamo che il silenzio sia quello delle città, della tv spenta, del vicino che non fa rumore. E invece è tutt’ altra cosa. Una volta, in autobus romano strapieno di gente, un signore stretto tra me e altre 40 persone sbottò << E poi dicono che non ci sono i contatti umani >>  Beh, avrei voluto rispondere al simpatico signore ,i contatti magari ci sono ma spesso e volentieri sono contatti di forma, di circostanza. Si urla molto e fiumi di parole fanno da corollario alla nostra giornata. Ma , noi nelle metropoli riusciamo a capire cosa è il silenzio? Difficile immaginarlo se non lo si è mai ascoltato.
Ritornare è sempre bello. Il primo impatto , il primo respiro- nel senso letterale del termine- è sempre un po’ drammatico, il vento gelido ti entra nei polmoni e provi quasi un momentaneo dolore ed il fiato si condensa in nuvolette di vapore. Ma è solo un attimo. Poi come fanno i bambini, appena riconosciuti gli odori e le sensazioni familiari cessa lo sgomento iniziale e ti senti di nuovo a casa.
I treni sono puntuali. Un po’ affollati in questo periodo ma il servizio a bordo è eccellente e i controllori- più di uno- passano spesso ad assicurarsi che tutto proceda bene. Uno, due, tre, stazioni. Non le ho contate fino a quando non si arriva ad Hamar una piccola stazione norvegese. Li, si scende per prendere un altro trenino che si perderà nella notte attraversando fiordi e casine seminascoste nella foresta. Ann Marie, la mia amica norvegese mi avverte di aspettarla dentro la stazione, farà un po’ tardi,la strada è poco agibile. La piccola stazione di Roros somiglia a quei paesaggi dei carillon che riempiono le bancarelle d Natale. L’ alberello, la stazione in legno, il grande orologio e la neve che scende. La gente pare felice. Ogni arrivo lo è.
Passa una mezz’ ora. La stazione è deserta. Il ragazzo mi guarda con l’ aria interrogativa e mi dice che da li a poco chiuderà e che potrò trovare un altro posto dove stare alla stazione di servizi aperta fino alle 24.
Ann Marie mi incontra giusto per strada mentre con i bagagli cerco d raggiungere la stazione di servizio. Ha una volvo bianca, datata, presa in prestito dai genitori. Ha un turbante bianco avvolto intorno alla testa, somiglia a quello che ti metti dopo aver lavato i capelli. E’ così dolce. Piccolina, fragile, mi ricorda campanellino delle fate di peter pan. Ma dove l’ avrà trovato mai, quel diavolo di cappello?
La strada è illuminata. Girandoti puoi vedere il campanile della chiesa di Roros che svetta in alto, su tutto. Mi ricordo la targhetta della porta della chiesa che recita “ costruita per la gloria di Dio e l’ orgoglio dei suoi abitanti”.
Passato il paese, la notte ti inghiotte, la strada perennemente ghiacciata si snoda tra valli imbiancate e una manciata di case. Sembra che non ci sia vita. Poi, d’ improvviso ti appaiono casette illuminate con il tetto carico di neve che straborda dagli angoli e termina in sottili ghiaccioli appuntiti che formando come una coroncina intorno al perimetro, rendendole ancora più magiche. Ann Marie corre sulla strada, e la macchina di tanto in tanto sbanda un po’.
Cerco di non farci caso e guardo il paesaggio illuminato dalla luna. Di tanto intanto si intravedono i riflessi degli occhi degli animali, nascosti nella foresta. Non è raro che attraversi qualche alce oppure lepri artiche, renne,tassi.
Siamo quasi al confine di stato, è deserto. Il limite di velocità è 30 km orari. Ann Marie finalmente , con mio sollievo rallenta, ne approfitto per chiedere di fermarsi ogni tanto, mi piacerebbe fotografare le casine illuminate. Persa nel mio incanto Ann marie mi racconta di aver visto la pubblicità di un libro in prossima uscita che parla del nostro Primo Ministro. > L’ hai comprato? Me lo presti? Gli ho subito detto tra il serio e il faceto. No, non ancora , mi risponde tutta seria, ma già l ho prenotato, poi ti racconto… guardai fuori dal finestrino per perdermi di nuovo in quella neve color argento.
Finalmente il cartello > ero quasi arrivata a destinazione. In lontananza si vedevano delle luci sul lago, chiesi alla mia amica se sapeva di cosa si trattava. Alzando le spalle mi fece capire di non sapere nulla e così decidemmo di fermare la macchina per andare a vedere.

Avevano allestito un piccolo fuoco. sembrava una scena vista solo nei sogni. Un ragazzino con il naso paonazzo dal freddo pescava accanto al fuoco e una coppia cantilenava una canzone accompagnata dal suono della chitarra di un giovane uomo. C’ era pure una ragazza accanto, aveva i capelli di seta. Mi hanno sempre attratto i capelli delle donne. Alla luce della fiamma sembrano tanti fili d’ oro che si intrecciavano sul suo viso, senza dargli tregua. Più in la c’ era un'altra signora che alimentava il fuoco con pezzi di corteccia di betulla. Aveva in mano un bastoncino e lo agitava come a battere il ritmo della cantilena.
La nostra presenza non li disturbò affatto e ne interruppe la loro atmosfera – poi, più tardi scoprii che erano amici della famiglia di Ann Marie, discendenti da alcuni Sami e che proprio con l’ avvicinarsi del 13 dicembre e cioè si santa Lucia celebravano l’ arrivo del giorno più corto dell’ anno e della sua santa.
I piedi mi si stavano congelando, le scarpe che indossavo non erano adatte per un posto così freddo. Erano quelle del viaggio messe su per stare comoda e la stanchezza stava prendendo il sopravvento. Ci fecero segno di sederci intorno al fuoco per un pò con una tazza di glogg, un vin brulè molto speziato.
La donna con il bastoncino si scosto un po’ dal fuoco e comincio a intonare una canzone. La chitarra smise di suonare. Sul ghiaccio prese a disegnare tante stelle. Ann marie mi spiegò che ogni stella corrispondeva ad un desiderio.

Ognuno, era chiamato ad esprimerlo e doveva sussurrarlo all’ orecchio della donna. Io ingenuamente gli dissi che non parlavo svedese come avrebbe potuto comprendere i miei sogni? Ma la signora come se avesse intuito il mio turbamento mi chiamò a sè . Io gli sussurrai qualcosa , i miei sogni erano infiniti e per un attimo le confidai tutto quanto. Quello che doveva essere qualche minuto parve trasformarsi in un tempo senza tempo.
Mentre parlavo mi ero convinta che forse capiva perché la bacchetta cominciò a disegnare tante piccole stelle. Erano i miei sogni, mi spiegarono, e quelli adesso erano ben in vista, per il cielo che li avrebbe raccolti e portati con sè nelle lunghe notti boreali... in attesa di essere esauditi.






venerdì 25 novembre 2011

Insonnia


Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia.

Gesualdo Bufalino, Il malpensante, 1987

Girarsi tra le coperte. Si accartocciano in maniera inverosimile. Un intreccio di lenzuola, cuscini ,gambe e pensieri che non ti lascia respirare. E così è meglio alzarsi. Non c’è peggior rimedio che rimanere a letto con gli occhi al soffitto cercando di contare le famose pecorelle. Io, tutte le volte perdo il conto e l esercizio estenuante di cominciare sempre daccapo mi mette su un nervosismo che è meglio lasciare perdere. Tra la finestra e il mio letto ci sono pochi metri. La luce entra impietosa nonostante i miei tentativi di socchiudere le tende. Così tanto vale lasciarla aperta e godermi lo spettacolo di magnifiche betulle che con i loro rami arrivano a battere sulle finestre ogni notte. Sulle pareti , le loro ombre proiettano strane figure quasi da film horror ma non mi spaventano , la natura non può farti del male.  Durante la stagione estiva qui in Svezia non fa buio . La notte è come  certi pomeriggi li da noi quando  l’ inverno annuncia il suo arrivo. .Come al cinema, fisso la finestra, riesco a vedere i singoli rami degli alberi, le cortecce dagli  strati che si sfogliano con lo sguardo, tanto sono fragili. Vedo il contorno delle foglie, piccole, ormai pronte a fare il posto all’ inverno.

“Lo stormire degli alberi”, quante volte da ragazzina ho incontrato  questa frase; nei disegni,ad esempio, quando accanto alle case sovrapponevo enormi alberi dalla chioma gigante e pure   nelle poesie che a scuola ti facevano imparare a memoria. A pensarci bene, probabilmente nessuno di noi in classe aveva mai udito quel suono , non perché di alberi non ce ne fossero ma perché i rumori cittadini coprivano quelli della natura. Mi ricordo che l’ unico momento dove tutto si affievoliva e appariva intenso è bello erano le nevicate invernali ; quelle copiose che bloccavano tutto e immergevano il chiasso cittadino in un torpore quasi magico. Vivendo in una città fatta di palazzi che ti chiudevano la vista non era facile sognare al di la di quegli enormi ammassi di cemento. Si sognava nei libri, a scuola e nelle scampagnate fuori porta, nelle feste comandate.

Con il passare degli anni il bisogno di allinearmi ai ritmi della natura è divenuta quasi un esigenza. Rifuggo la folla, gli ambienti fumosi, il frastuono. Rifuggo da  tutto ciò che è chiuso non solo in quanto spazio circoscritto ma anche pensieri e azioni che ti chiudono la mente e ti impediscono di vedere. Soffrire di insonnia quando non diventa una cosa patologica, di tanto in tanto fa bene. Nel tepore della notte sei costretto a riflettere  a fare una specie di punto della situazione e nella migliore delle ipotesi riesci pure a sciogliere certi bandoli della matassa rimasti per lungo tempo ingarbugliati.

La notte è complice ed amica. Affacciandomi alla finestra sotto la luce notturna ho la fortuna di vedere molti animali di passaggio. C’è un tasso nascosto sotto la mia casa e in alcune notti ,non interrotte dal brontolio del vento si odono le volpi che vanno in avanscoperta e poi chiamano i piccoli a raccolta invitandoli ad avanzare sulla strada con lei. Piccole orme infatti si formano sulla neve fresca. Ne conto a decine e sembra a volte che si siano dati tutti appuntamento per una festa notturna. Lascio così la finestra aperta per ascoltare ogni impercettibile movimento. L’ aria gelida della notte, mi piace  aleggia nella stanza e il piacere diventa maggiore a stare al calduccio sotto le coperte. A volte lascio aperto anche quando c’è in atto una bufera  , polvere di neve entra  nella mia stanza e sembra quasi di far parte di quella rivoluzione della natura .Ci sono pure insonnie paurose  con l’orecchio sempre in  allerta per cogliere qualsiasi rumore sospetto e l’ ansia ti assale. Sono insonnie che magari ti porti dietro dall’ infanzia quando ti svegliavi al buio e chiamando non veniva nessuno. Per molti anni ho dormito con la luce accesa. Adesso , nel tempo adulto, le paure prendono spesso forma le vedi e riesci meglio a fronteggiarle ma capisco che non è per tutti così. Le insonnie sono pure manifestazioni di cose irrisolte di problemi che sembrano insormontabili e che diventano giganti quando immerso nella notte sembra non ci siano soluzioni. Il corpo non parla a caso e manifesta il suo disappunto anche se la nostra volontà non lo ammette. E’ un corpo che si ribella alla mente  e  protesta per come viene trattato e ti invita a trovare delle soluzioni affinché le cose non peggiorino e si trasformino in qualcosa di irrimediabile. Ascoltare il corpo e le sue reazioni è anche una cartina tornasole. Le  società moderne ci obbligano o ci spingono a comportamenti omologati e spesso ne rimaniamo vittime incapaci di reagire. Non c’è medico che possa guarire un disagio se non lo guardiamo in faccia. Riempirsi di ansiolitici, pasticche per dormire sono solo palliativi , stordiscono,non ti fanno pensare. Infatti è importante rompere il cerchio. Non giriamo ogni sera sulla stessa ruota se stiamo male. Non siamo delle cavie a cui non è dato possibilità di scelta, ma lottiamo per capire e modificare quale è la fonte della nostra insonnia.

Non c’è una ricetta magica per guarire dalle insonnie. Ciascuno di noi riesce a trovare la sua strada prima o poi. Il consiglio “ cerca di essere te stesso in ogni situazione “ è sempre valido. Anche a costo o di diventare impopolari.

domenica 17 luglio 2011

Con gli occhi dell' incanto

« Si c'est ici le meilleur des mondes possibles, que sont donc les autres? »
Voltaire, Candido o l'ottimismo, 1759)



Se devo dirvela tutta non amavo  Pippi Calzalunghe. Ogni volta che la vedevo in tv cambiavo istintivamente canale. Sarà stato per quei dentoni o per quelle lentiggini a me così odiosamente familiari ,la rossina con le code   proprio non mi  andava giù  Poi, crescendo ti ricredi in molte cose.   Le tue  idee mutano  si evolvono e il tuo modo di pensare cambia letteralmente. E allora cominci a rivalutare sensazioni  che prima non avevano importanza e cominci a dargli il giusto peso e la giusta dimensione. Durante la mia infanzia mai avrei potuto  immaginare che un giorno avrei percorso quelle stesse stradine che avevo visto molte volte in tv e mai mi sarei sognata di pensare che ci sarei andata così vicino da potere toccare i contorni di ciò che prima appariva assai sfumato.
 Non capita spesso di dormire e svegliarsi in una heritage, un sito dell’ Unesco, intoccabile per la sua beltà e importanza storica.  Un piccolo agglomerato di case in legno antico, scuro, fessurato dalle intemperie e  bruciato da un devastante incendio di molti anni addietro. Io mi trovavo nella sua parte più antica quella che i turisti prediligono nelle loro passeggiate solitarie alla ricerca di un tempo passato rimasto  pressoché intatto.  Da qui, pensando alla parte più frivola della storia del paese ma di capitale importanza per molti bambini, è passata  Pippi Calzelunghe e molti episodi sono stati girati in queste casette.
E’ un piacere svegliarsi e guardare fuori dalla finestra. Ti senti privilegiata. E’sempre un tempo immobile quello che  osservo. Quante volte ci siamo detti “vorrei che il tempo si fermasse”! Ecco, qui è proprio così.. Con un po’ di fantasia appena apri gli occhi e guardi dalla finestra ti aspetti da un momento all’ altro di vedere passare quella monella con tutti i suoi animali e allora non puoi fare a meno anche tu di uscire e seguire quell ‘ allegra brigata  dimenticando per un istante le tribolazioni quotidiane. Il privilegio di visitare questo paese  con gli occhi dell’ incanto ti fa assaporare quello che ai più rimane ignoto : un senso di libertà infinito. L’ istinto è quello di toglierti le scarpe e lasciarti solleticare dal’ erbe che cresce intorno alle case, di sedersi nelle vecchi panchine , sotto il tiepido sole e accarezzare con le mani il muschio spesso e compatto ai lati delle finestre delle piccole abitazioni. L’ erba sottile sottile cresce sui tetti e ricorda vagamente i capelli dei bambini appena nati dritti sulla testa che con un soffio si spostano tutti da un lato. Di contro a  questa atmosfera da idillio si  associa il paesaggio  circostante formato da terra scura , ove non vi cresce nulla , una terra di riporto delle vicine miniere oramai in disuso e aperte solo ai visitatori. Non ci sono rumori se non quelli della natura.

Di li a poco infatti , giusto dietro l’ angolo si può scorgere il fiume che scorre vigoroso e taglia come  a metà il paese . E' bello starsene a guardare dai  ponticelli di legno, la visuale è splendida. A volte, quando il vento soffia  vieni investito da leggeri spruzzi d’ acqua e ti soffermi con piacere inebriato da quella rinfrescata improvvisa. Passato uno dei tanti ponti ci ritroviamo su una grande piazza

Qua e là tavolini all’ aperto e gente che, in maniche di camicia, si rilassa  sotto il sole davanti ad un aperitivo. Ci sono pure negozietti allestiti per la bella stagione dal sapore di antico. Signore dai capelli bianchi, alte e austere espongono i loro ricami, altre mostrano  manufatti in betulla e vendono piccoli gnomi dalle lunghe barbe e dai colori brillanti che mettono subito allegria.
Ecco, ho deciso. Mi fermerò in uno di questi tavolini, magari ancora a piedi nudi. Cosa importa. Nessuno fa caso a cosa fai o chi sei. Se anche voi vorrete fermarvi potremo fare due chiacchere. Dove mi trovo? In fondo non ha importanza. Qualsiasi luogo va bene. Basta sapere guardare con gli occhi dell’ incanto.

sabato 16 luglio 2011

Tempo d’estate e di considerazioni

In estate, la Lapponia svedese si colora. Le betulle lasciano il grigiore invernale e si vestono di verdi foglie, la terra priva della neve torna a respirare. Muschi e licheni hanno il sopravvento ed ovunque mirtilli e bacche ricoprono i terreni acquitrinosi. La cosa più sorprendente sono i tetti. In molte case si segue la tradizione e si lasciano crescere sul tetto zolle di erba che serviranno per far nascere meravigliose orchidee. E’ il tempo del sole di mezzanotte, delle renne che partoriscono i piccoli e della migrazione degli uccelli che a frotte si riposano lungo le rive dei laghi.
Io e Ginger osserviamo con sorpresa l’incedere delle stagioni. Per Ginger, il mio husky siberiano l’estate è il mese più divertente. Ginger ama rincorrere gli scoiattoli, le gazze ladre che tentano di rubargli il cibo dalla ciotola e si diverte a nuotare nei laghi immensi, tentando di acchiappare le anatre di passaggio. Nei pomeriggi assolati ci attardiamo sul lago, magari prepariamo un barbecue con il pesce pescato nelle spiagge vicino casa, oppure con il kayak ci allontaniamo lungo i canali per spiare le famiglie dei castori che escono allo scoperto. Se Ginger riesce a contenere il suo entusiasmo e rimane in silenzio, i castori passano placidamente accanto al kayak altrimenti con un grande salto e sbattendo la coda si immergono nuovamente nelle acque profonde. Spesso, dopo le abbondanti piogge il lago si ricopre di una sottile nebbia profumata. Esala poderosa dalle foreste limitrofe diffondendo un profumo di resina inconfondibile che si sparge nell’aria inebriando i sensi. 

Quante volte ho pensato a chi vive in città. Non si possono negare i vantaggi. Figlie del progresso, le città, soddisfano le nostre esigenze ma allo stesso tempo ci allontanano da tutto ciò che è la natura. Soddisfatti i bisogni primari, l’arte, la creatività e la capacità di inventarsi si riducono notevolmente. Si vive, si consuma, si ama, come perfetti automi, seguendo le masse, il flusso, ciò che è di moda, senza riuscire a pensare ad altro. Una volta sul tavolo si lasciava la lista della spesa, adesso, c’è il promemoria del centro estetico, i vari appuntamenti. Ci osserviamo allo specchio e ci chiediamo quanto costerebbe nascondere i segni del tempo e le borse sotto gli occhi che l’insoddisfazione accresce. La competizione uccide, si vuole volare in alto ma senza prendere mai il volo, senza la fatica dei lunghi pellegrinaggi per la conquista (metaforica) di nuove terre su cui approdare che non siano il salotto di casa. Magari si vola facendo zapping con il telecomando e desiderando di essere questo o quell’attore famoso, ma mai noi stessi.
Smettendo di pagaiare e rimanendo in mezzo la lago si ha come la sensazione di essere in un altro pianeta. Devo dire che tutto questo mi piace ed è, senza esagerare, uno dei migliori mondi possibili. Con il tempo si apprezza il valore della solitudine e si rifugge dalla confusione, dalla massa. Le gru color grigio fumo, le oche dal bianco piumaggio ti passano vicino e sembra quasi che ti sfiorino. Loro almeno, gli animali, obbedendo alle leggi della natura seguono il loro corso naturale e non rimangono intrappolati dalle reti della mente umana. Quello che ci ha resi liberi, il progresso, ci ha pure creato grosse catene. Ci ha tolto altre libertà incastrandoci in ruoli che spesso non ci appartengono. Tiziano Terzani, in un libro in cui racconta di uno dei suoi tanti viaggi decide di spogliarsi del suo nome, di ciò che tra gli umani è fondamentale per riconoscersi l’un l’altro, per assegnarsi un ruolo sociale, una posizione giuridica. Voglio essere “nessuno“ dichiara. Non voglio avere un nome che mi identifica. La mia essenza, il mio io non si riconoscono più perché lontani dalla natura da dove io sono venuto e destinato a tornare: “la polvere ritorna alla polvere…” questo ci insegna la Bibbia.
Certo, ma non è necessario fare scelte così estreme, basterebbe riavvicinarsi allo stato naturale delle cose, lasciare per un attimo il telecomando e magari dedicarsi ai propri affetti, alle proprie passioni, agli hobby ed educare i propri figli ad usare il cervello e le sue infinite potenzialità.
Che effetto sorprendente si ha dopo qualche ora, continuando a pagaiare. Ginger adesso comincia ad essere irrequieto. Si annoia, è come i bambini. Mi accosto sull’altra riva e lo lascio correre libero. Lo seguo con lo sguardo, con amore fino a quando stanco, ululando, mi chiamerà e torneremo a casa con il sole di mezzanotte all’orizzonte.