Morire.
Non fosse che per fregare l'insonnia.
Gesualdo
Bufalino, Il malpensante, 1987
Girarsi tra le coperte. Si accartocciano in maniera
inverosimile. Un intreccio di lenzuola, cuscini ,gambe e pensieri che non ti
lascia respirare. E così è meglio alzarsi. Non c’è peggior rimedio che rimanere
a letto con gli occhi al soffitto cercando di contare le famose pecorelle. Io,
tutte le volte perdo il conto e l esercizio estenuante di cominciare sempre
daccapo mi mette su un nervosismo che è meglio lasciare perdere. Tra la
finestra e il mio letto ci sono pochi metri. La luce entra impietosa nonostante
i miei tentativi di socchiudere le tende. Così tanto vale lasciarla aperta e
godermi lo spettacolo di magnifiche betulle che con i loro rami arrivano a
battere sulle finestre ogni notte. Sulle pareti , le loro ombre proiettano
strane figure quasi da film horror ma non mi spaventano , la natura non può
farti del male. Durante la stagione estiva
qui in Svezia non fa buio . La notte è come certi pomeriggi li da noi quando l’ inverno annuncia il suo arrivo. .Come al
cinema, fisso la finestra, riesco a vedere i singoli rami degli alberi, le
cortecce dagli strati che si sfogliano
con lo sguardo, tanto sono fragili. Vedo il contorno delle foglie, piccole,
ormai pronte a fare il posto all’ inverno.
“Lo stormire degli alberi”, quante volte da ragazzina ho
incontrato questa frase; nei disegni,ad
esempio, quando accanto alle case sovrapponevo enormi alberi dalla chioma
gigante e pure nelle poesie che a
scuola ti facevano imparare a memoria. A pensarci bene, probabilmente nessuno
di noi in classe aveva mai udito quel suono , non perché di alberi non ce ne
fossero ma perché i rumori cittadini coprivano quelli della natura. Mi ricordo
che l’ unico momento dove tutto si affievoliva e appariva intenso è bello erano
le nevicate invernali ; quelle copiose che bloccavano tutto e immergevano il
chiasso cittadino in un torpore quasi magico. Vivendo in una città fatta di
palazzi che ti chiudevano la vista non era facile sognare al di la di quegli
enormi ammassi di cemento. Si sognava nei libri, a scuola e nelle scampagnate
fuori porta, nelle feste comandate.
Con il passare degli anni il bisogno di allinearmi ai ritmi
della natura è divenuta quasi un esigenza. Rifuggo la folla, gli ambienti
fumosi, il frastuono. Rifuggo da tutto
ciò che è chiuso non solo in quanto spazio circoscritto ma anche pensieri e
azioni che ti chiudono la mente e ti impediscono di vedere. Soffrire di
insonnia quando non diventa una cosa patologica, di tanto in tanto fa bene. Nel
tepore della notte sei costretto a riflettere a fare una specie di punto della situazione e
nella migliore delle ipotesi riesci pure a sciogliere certi bandoli della
matassa rimasti per lungo tempo ingarbugliati.
La notte è complice ed amica. Affacciandomi alla finestra
sotto la luce notturna ho la fortuna di vedere molti animali di passaggio. C’è
un tasso nascosto sotto la mia casa e in alcune notti ,non interrotte dal
brontolio del vento si odono le volpi che vanno in avanscoperta e poi chiamano
i piccoli a raccolta invitandoli ad avanzare sulla strada con lei. Piccole orme
infatti si formano sulla neve fresca. Ne conto a decine e sembra a volte che si
siano dati tutti appuntamento per una festa notturna. Lascio così la finestra
aperta per ascoltare ogni impercettibile movimento. L’ aria gelida della notte,
mi piace aleggia nella stanza e il
piacere diventa maggiore a stare al calduccio sotto le coperte. A volte lascio
aperto anche quando c’è in atto una bufera
, polvere di neve entra nella mia
stanza e sembra quasi di far parte di quella rivoluzione della natura .Ci sono
pure insonnie paurose con l’orecchio
sempre in allerta per cogliere qualsiasi
rumore sospetto e l’ ansia ti assale. Sono insonnie che magari ti porti dietro
dall’ infanzia quando ti svegliavi al buio e chiamando non veniva nessuno. Per
molti anni ho dormito con la luce accesa. Adesso , nel tempo adulto, le paure
prendono spesso forma le vedi e riesci meglio a fronteggiarle ma capisco che
non è per tutti così. Le insonnie sono pure manifestazioni di cose irrisolte di
problemi che sembrano insormontabili e che diventano giganti quando immerso
nella notte sembra non ci siano soluzioni. Il corpo non parla a caso e
manifesta il suo disappunto anche se la nostra volontà non lo ammette. E’ un corpo
che si ribella alla mente e protesta per come viene trattato e ti invita a
trovare delle soluzioni affinché le cose non peggiorino e si trasformino in
qualcosa di irrimediabile. Ascoltare il corpo e le sue reazioni è anche una
cartina tornasole. Le società moderne ci
obbligano o ci spingono a comportamenti omologati e spesso ne rimaniamo vittime
incapaci di reagire. Non c’è medico che possa guarire un disagio se non lo
guardiamo in faccia. Riempirsi di ansiolitici, pasticche per dormire sono solo
palliativi , stordiscono,non ti fanno pensare. Infatti è importante rompere il
cerchio. Non giriamo ogni sera sulla stessa ruota se stiamo male. Non siamo
delle cavie a cui non è dato possibilità di scelta, ma lottiamo per capire e
modificare quale è la fonte della nostra insonnia.
Non c’è una ricetta magica per guarire dalle insonnie.
Ciascuno di noi riesce a trovare la sua strada prima o poi. Il consiglio “
cerca di essere te stesso in ogni situazione “ è sempre valido. Anche a costo o
di diventare impopolari.
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